24 maggio 2020

La "Règle dou Temple"


Per tutti gli appassionati e studiosi, proponiamo lo splendido manoscritto (fr. 1977) della “Règle dou Temple”, conservato alla Bibliothèque Nationale di Parigi, comprendente:

- Règle
- Feste e digiuni
- Retrais (77-686)



24 aprile 2020

Le armi dei Templari




14 marzo 2020

Libera Nos A Malo


15 febbraio 2020

Intervista a Giampiero Bagni


Dottor Bagni, iniziamo chiedendole quando e come è nato il suo interesse per gli ordini militari e, in particolare, per i Templari.
Il mio interesse, dal punto di vista della ricerca, è nato durante un’esercitazione che feci nell’ambito della Scuola Superiore per l’Insegnamento Secondario (SSIS), per la classe di concorso in Storia e Filosofia. La prova si svolse all’Archivio di Stato di Bologna. In quell’occasione, m’imbattei nella registrazione di un atto trecentesco, in cui era riportata una “Domus Militiae Templi”. Quando chiesi informazioni ad alcuni archivisti, questi mi risposero che i Templari a Bologna non erano esistiti. Rimasi perplesso e da lì cominciò la mia ricerca. Era il 2006.

Le ricerche condotte, negli ultimi anni, nell'ambito della Magione templare di Bologna hanno permesso di ottenere una serie di importanti informazioni, con grande soddisfazione degli addetti ai lavori. Ce ne può parlare?
Il saggio archeologico eseguito alla Magione templare di Bologna è stato il primo, almeno in Italia, condotto in un sito templare certo. Nonostante la ridotta dimensione del saggio, si è riusciti ad individuare l’antica soglia di accesso alla cosiddetta “Sala dei Cavalieri” (più verosimilmente, l'antico magazzino) e, attraverso i materiali rinvenuti, datare la fondazione  alla metà del dodicesimo secolo. Abbiamo poi ottenuto straordinarie informazioni dai campioni di polline prelevati dalla stratigrafia archeologica, che ci hanno consentito di ricostruire il paesaggio vegetale della magione bolognese e identificare il polline della vite coltivata dai Templari.

Qual'è la road map delle ricerche sul sito?
La road map prevede il tentativo di riprodurre la cultivar di vino prodotta dai Templari bolognesi. E' previsto, inoltre, un lavoro sull'individuazione dei rapporti tra i Templari e gli altri cinque ordini religioso-militari presenti in città nel Medioevo (Ospitalieri, Crociferi, Cavalieri di San Lazzaro, Teutonici, Fratres Gaudentes), anche grazie all’attività del Coordinamento Scientifico per le Ricerche sugli Ordini Religioso-Militari, di cui sono Segretario. Nella speranza che tutto questo lavoro porti a un nuovo saggio archeologico più ampio.

Che giudizio dà delle Crociate?
Furono un’impresa corale, in particolare all’inizio, quando vi fu vera partecipazione popolare. Si pensi che il Comune di Bologna, nella Quinta Crociata, pagò 8000 lire bolognesi a sostegno del Passagium. E’ difficile per noi capire il clima dell’epoca, che portò all’erezione di simulacri del Santo Sepolcro, come la Chiesa di Santo Stefano a Bologna, oppure l’impatto che il ritorno dei Crociati ebbe sulla società del dodicesimo secolo, favorendo la nascita dei Comuni e l’insediamento degli ordini religioso-militari.

Crede che i Templari siano stati veramente degli eretici?
Non vi è traccia di ciò nelle testimonianze, non artefatte, del processo. Dove non si usò la tortura, come in Emilia-Romagna, non vi fu alcuna ammissione.

Tornando all'attualità, come giudica la situazione degli studi sull’Ordine del Tempio? Qual'è, a suo parere, il livello del panorama internazionale ed, ovviamente, anche di quello nazionale?
La situazione degli studi sull’Ordine ha raggiunto, a livello internazionale, un buon standard scientifico, anche grazie all’impulso della Society for the Study of the Crusades and the Latin East, presieduta dall’archeologo israeliano Adrian Boas. Purtroppo vi è in generale scarsa attività sul campo, sporadici saggi archeologici e scarso utilizzo delle fonti ausiliarie della storia, come ad esempio la “Dendrocronologia”, cioè la datazione dei legni delle strutture medievali esistenti. A livello nazionale vi è ancor meno propensione alla ricerca, men che mai sul campo. Al momento domina la mera divulgazione, spesso di seconda mano, con scarsa verifica delle fonti.

Lei fa parte della LARTI (Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani), attiva da 38 anni con convegni annuali di tutto rispetto e con sistematica pubblicazione dei relativi atti. Non crede però che l'attenzione “scientifica” per i Templari stia sensibilmente diminuendo? Nel senso che i convegni a cui partecipano studiosi seri e riconosciuti appaiono sempre meno frequentati, a differenza di qualche conferenza organizzata da storici improvvisati o da fantomatiche accademie, quasi sempre a rimorchio neo-templare o, peggio, esoterico.
Per fortuna che c’è la LARTI! L’appuntamento annuale ci permette di presentare le ricerche compiute nelle varie regioni d’Italia, attraverso la formula dei convegni itineranti, in modo da toccare ogni anno realtà diverse. La pubblicazione degli atti permette poi una raccolta puntuale delle relazioni tenute. Il rischio che vi siano convegni meramente divulgativi o addirittura fantasiosi è molto alto. Bisogna sforzarsi di conciliare la divulgazione, anche attraverso rievocazioni storiche, con il serio metodo scientifico di ricerca.

Per concludere, può anticiparci qualcosa sulle sue prossime ricerche?
Ho da poco presentato alla Nottingham Trent University questi ultimi sei anni di ricerche relativi alla Magione templare bolognese, ai personaggi che vi ebbero a che fare (da Pietro da Bologna, con l’elaborazione della sua completa biografia, a Rinaldo da Concorezzo; da Bertand de Got a Dante Alighieri) e agli sviluppi multidisciplinari delle stesse ricerche, con realizzazione di un film “3D” su come doveva essere il suddetto luogo intorno al 1250.

18 gennaio 2020

Jacques de Molay. Le dernier grand-maître des Templiers


Jacques de Molay affascina. Tra i ventitre grandi maestri che si succedettero alla testa dell'Ordine del Tempio tra il 1120 e il 1312, egli è senza dubbio l'unico di cui il pubblico conserva memoria. I Re Maledetti di Maurice Druon lo hanno immortalato e recenti supporti, dal Codice Da Vinci ad Assassin's Creed, hanno diffuso il suo nome in tutto il mondo. Tuttavia, se è radicato nel mito, Jacques de Molay ha a malapena affascinato gli storici. È un “illustre sconosciuto”, solitamente disprezzato, sul quale persistono molte incertezze anche per le sue date essenziali: la sua nascita, la sua elezione o persino la sua morte. Le tracce della sua azione, tuttavia, sono tutt'altro che povere. Sono queste fonti, studiate sistematicamente e confrontate con i vari ricordi esistenti, che permettono di gettare nuova luce sul gran maestro: liberandosi degli stereotipi, Jacques de Molay può finalmente uscire dall'ombra. Tre parti strutturano il libro. La prima riguarda le immagini del dignitario, rivelando come, dall'inizio del XIX secolo, fu creato un archetipo di tragico eroe. La seconda, oltre al personaggio, si collega all'uomo e analizza il suo percorso per stabilire il modo in cui è stato elevato alla sommità del Tempio, con il cui destino, dalla Terra Santa alle carceri di Filippo il Bello, egli si è identificato. Gli impegni di Jacques de Molay, infine, sono al centro della terza parte. Il sostegno all'Oriente latino e la difesa del suo ordine, che cercava di adattare il più possibile a una congiuntura piena di pericoli, erano le priorità di un uomo fermo e intraprendente, ben lontano dall'incapace che troppi autori descrivono. Quindi, anche nel tumulto del processo del Tempio, egli cercò di scongiurare i rischi, di salvaguardare la sua istituzione e, una volta risolta e poi fermata la perdita di essa, preservare la memoria di fronte ai giudici e alla morte: lo fece, l'11 marzo 1314, ritrattando le confessioni strappate sei anni e mezzo prima dalla tortura, pronto ad affrontare il rogo e a fare questo sacrificio ultimo della sua vita, di cui la posterità lo ha vendicato trovandovi, nel corso dei secoli, la crescente certezza del martirio.
Agrégé d’histoire e membro anziano de l’École Normale Supérieure de Fontenay-Saint-Cloude e della sezione scientifica della Casa de Velázquez, Philippe Josserand è un maître de conférences abilitato a dirigere ricerche di storia medievale presso l'Università di Nantes. Specialista riconosciuto in Crociate e ordini militari, ha coordinato con Nicole Bériou “Prier et combattre. Dictionnaire européen des ordres militaires au Moyen Âge (2009) e ha recentemente co-diretto “The Templars and their Sources” (2017).

Philippe Josserand
Jacques de Molay. Le dernier grand-maître des Templiers
Les Belles Lettres