4 settembre 2019

XXXVII Convegno di Ricerche Templari



clicca per ingrandire
 

22 giugno 2019

Il documento conosciuto come "Ego Promitto"


Questa volta, vi proponiamo un interessante ed esaustivo studio sul famoso documento conosciuto come "Ego Promitto", ovvero la formula di giuramento pronunciata dai maestri templari del Portogallo, che numerosi storici dell’ordine cistercense hanno riferito trovarsi in un manoscritto dell'abbazia di Alcobaça.


18 maggio 2019

19 aprile 2019

Il manoscritto di Baltimora


Per tutti gli appassionati e studiosi, proponiamo lo splendido manoscritto (W. 132) conservato alla Baltimore Walters Art Gallery, comprendente:

- Règle
- Feste e digiuni
- Retrais (77-635) (abbreviati)



16 marzo 2019

La chiesa templare di San Giulio a Civitavecchia


di Enzo Valentini

In uno dei suoi numerosi scritti, dove raccoglieva «le testimonianze di fatti dalla voce di coloro che se ne dicevano testimoni, e così pur dalle tradizioni formatesi fra il popolo» (1), papa Gregorio Magno riporta un episodio prodigioso avvenuto presso una piccola chiesa di campagna, situata a qualche chilometro di distanza da Civitavecchia (Roma).
Il vecchio prevosto della chiesa di San Giovanni alle Terme aveva l’abitudine di bagnarsi quotidianamente nelle acque calde delle Terme Taurine o di Traiano, antiche costruzioni termali del periodo romano, ormai ridotte a ruderi.
Ogni volta era lì pronto, per aiutare l’anziano religioso, uno sconosciuto che puntualmente rifiutava il pane che gli veniva offerto in cambio della sua gentilezza; un giorno, pressato dalle domande del prevosto, lo sconosciuto rivelò di essere in effetti una anima che vagava in cerca di pace, in attesa che qualcuno intercedesse per lei.
Infatti, dal momento che il prevosto iniziò a pregare per la salvezza di questa anima in pena, lo “sconosciuto” non si presentò più.
Dagli inizi del XX secolo, e fino ad una ventina di anni fa, questa chiesa era conosciuta dagli abitanti di Civitavecchia col nome appunto di San Giovanni alle Terme, e con questo nome veniva nominata nei Taccuini di campagna di Salvatore Bastianelli, ispettore onorario alle antichità e direttore del Museo Civico.
Nella cartografia ottocentesca la chiesa viene invece chiamata col nome di Sant’Egidio, lo stesso che viene riportato nella documentazione cinque-seicentesca dell’Ordine di Malta esistente alla National Library di Valletta (Malta).
Nel corso delle mie ricerche sulla presenza dei cavalieri templari a Civitavecchia (2), è stato possibile ricostruire la storia di questa chiesa, identificando la chiesa di San Giovanni alle Terme/Sant’Egidio con la chiesa templare intitolata a San Giulio, citata nel processo svoltosi tra il 1309 ed il 1310 contro i Templari dello Stato Pontificio e degli Abruzzi; infatti, il 23 dicembre 1309 il nunzio Giovanni Piccardo, su ordine degli inquisitori, affisse sulla porta di questa chiesa le citazioni contro l’Ordine (3). Successivamente si perdono le tracce di San Giulio, che qualche decennio più tardi risulta già andata in rovina, come documentato da una procura del clero di Tuscania datata 1356 (4).
Nel XV secolo, come riportato da alcuni manoscritti dell’Archivio dell’Ordine di Malta, San Giulio era sotto il controllo della commenda di Santa Maria in Carbonara, chiesa templare nel XIII secolo successivamente passata all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (poi Ordine di Malta).
Sempre da questa documentazione si ricava che intorno alla fine del XVI secolo San Giulio aveva una seconda intitolazione. Infatti, in una relazione del 18 ottobre 1586 (5), il notaio Antonio Signorini di Viterbo notifica la presa di possesso da parte di fra’ Vincenzo Ginori di Firenze, commendatore giovannita di Santa Maria in Carbonara, «della chiesa e della tenuta di San Giulio o Sant’Egidio nel territorio di Civitavecchia, con tutte le terre, i prati, gli orti, i boschi». È evidente come sul finire del XVI secolo la stessa chiesa venisse chiamata indifferentemente San Giulio o Sant’Egidio; successivamente sarà quest’ultimo nome a prendere il sopravvento, a discapito dell’intitolazione di epoca templare.
Della chiesa di San Giulio ormai non resta visibile che la torre campanaria a pianta quadra, la cui epoca di costruzione si può far risalire, per stile ed analogia con altri edifici del circondario, ai secoli XI e XII. Le altre rovine della chiesa, pavimentazione ed alcuni muri perimetrali, sono state reinterrate, per motivi di migliore conservazione, dopo essere state portate alla luce nel 1957 durante una campagna di scavi operata dall’Associazione Archeologica Centumcellae, che nello stesso anno si preoccupò anche di restaurare il campanile.


Note:
1) C. Calisse, Storia di Civitavecchia, Bologna, 1973 (anastatica), p. 52 e app. VIII, n. 3, pp. 731-732.
2) E. Valentini, I Templari a Civitavecchia e nel territorio fra Tarquinia e Cerveteri, Tuscania, 2008.
3) A. Gilmour-Bryson, The trial of the Templars in the Papal State and the Abruzzi, Città del Vaticano, 1982, p. 94.
4) G. Silvestrelli, Le chiese e i feudi dell’Ordine dei templari e dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme nella Regione Romana, in “Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei”, Serie Quinta, vol. XXVI, fasc. 5/6, Roma, 1917, p. 522.
5) National Library of Malta, Valletta, Archives of the Order of Malta, (AOM), Arch. 5665, ff. 8/11.

15 febbraio 2019

Bafometti e cretinetti


Non è affatto un mistero che numerosi scrittori o aspiranti tali (il termine "storici" ci pare poco appropriato) facciano ricorso ad internet per la stesura dei loro pasticciati lavori.

Nel campo di nostra competenza, uno degli strafalcioni più imbarazzanti, in cui sembrano incorrere diversi sprovveduti, è provocato da uno scritto intitolato "Il Graal ed i Templari", un innocuo racconto di "letteratura interattiva", che si sta rivelando davvero letale per diversi pretendenti al titolo di "esperto" dell'Ordine del Tempio.

Dopo il maggiore teorico della presunta "italianità" del maestro Hugues de Payns, incappato nell'errore citando maldestramente il suo precario emulo lombardo (autore di saggi lontani anni luce dalla rispettabile erudizione del primo), ecco sopraggiungere il terzo classificato, un oscuro concorrente dal sapere universale, il quale, con temeraria sfacciataggine, informa noi, miseri studiosi dello scaffale impolverato, dell'inesistente esistenza dei mirabolanti manoscritti del templare Roncelin de Fos, depositati nel celeberrimo "Fondo Malnipote", insuperato rivale degli Archives Nationales. Un vero capolavoro di dabbenaggine, se non fosse per l'irritante sicurezza con la quale il palombaro internauta evidenzia la sua sensazionale scoperta.

Cos'altro aggiungere? Solo un compassionevole saluto, in attesa della prossima stupidata.

13 gennaio 2019

Hugo de Paganis: champenois o lucano? Un falso problema


di Vito Ricci

Periodicamente torna alla ribalta la questione sull’origine “italiana” del fondatore dell’Ordine templare Hugues de Payns, dato oramai per certo dalla storiografia come piccolo feudatario della regione francese della Champagne.
L’attribuzione di un’origine lucana, campana o di altre parti d’Italia non è una novità recente, ma rinviene da lontano, dagli araldisti ed eruditi del XVII secolo, le cui tesi sono state riprese negli ultimi anni prima da Domenico Rotundo e poi in diversi lavori di Mario Moiraghi trovando terreno fertile in ambienti neo-templari e massonici, mentre tra i medievisti della storiografia ufficiale tali teorie trovano indifferenza se non ostilità.
Spesso presentata come scoperta rivoluzionaria nella storia dei Templari, argomento che attira sempre molto il grande pubblico, non si capisce come ricercatrici meridionali come Antonella Pellettieri o Mariarosaria Salerno non abbiano mai dato seguito a queste ipotesi suggestive, evidentemente chi fa ricerca con metodologia rigorosa e scientifica sente puzza di bruciato.
Sono due le presunte basi storiche su cui poggiano le tesi della “italianità” del fondatore dei Templari: l’identificazione dello stesso con Hugo figlio di Pagano dei Pagani, signore di Forenza storicamente documentato nel 1084 originario di Pagani o Nocera Inferiore, e la lettera Amarelli scritta nel 1103 da Hugo dei Pagani dalla Terrasanta per annunciare allo zio la morte del cugino Alessandro Amarelli.
La prima fonte, ma senza nessuna prova certa, è ricavata dalle pubblicazioni di studiosi di araldica del XVII secolo, la cui attendibilità storica è sempre da vagliare con estrema cautela, mentre la seconda è ritenuta un falso dagli studiosi rigorosi, in quanto a noi è pervenuta una traduzione della lettera in italiano effettuata nel 1469 e certificata da un notaio ben due secoli dopo nel 1617: molto probabilmente si tratta di un documento secentesco realizzato per nobilitare la famiglia Amarelli.
La prova che sia un falso, oltre che dallo stile ampolloso e poco medievale, emerge da alcuni particolari: saremmo nel 1103 e si menziona un abito del defunto Alessandro in velluto, quando tale tessuto fu creato solo nel XIII secolo, come moneta si riporta lo scudo, introdotto in Italia solo a partire dal XVI secolo e usato in Francia nella seconda metà del XIII secolo.
In ogni modo, ammesso che le genealogie degli araldisti siano esatte, ammesso che la lettera Amarelli sia autentica, che prova si può addurre nell’identificare Hugo de Paganis, lucano o campano che dir si voglia, con il fondatore dell’Ordine rossocrociato? La sola presenza nel 1103 in Terrasanta e la promessa fatta a re Baldovino di voler proteggere i pellegrini? Mi sembra davvero molto poco. Io non metto neppure in dubbio l’esistenza di Hugo de Paganis e che si sia recato in Siria-Palestina come crociato o come pellegrino, ma si tratta di una persona diversa. Invece del francese Hugues de Payns abbiamo parecchie notizie in quanto compare in diversi atti dei conti di Champagne, dei quali era vassallo, tra la fine del XI e l’inizio del XII e conosciamo anche i nomi dei figli.
Nell’Ordine templare, inoltre, si è sempre avuta una decisa prevalenza della componente transalpina: i fondatori erano tutti o quasi francesi; Hugues, quando fece ritorno dalla Terrasanta, si recò in Champagne, e non nel Mezzogiorno normanno, per cercare appoggio e sostegno; il concilio durante il quale si approvò la regola templare venne celebrato a Troyes, a poca distanza dal feudo di Hugues, con la partecipazione esclusivamente di esponenti dell’alto clero francese; la quasi totalità dei Maestri generali e dei dignitari templari sono stati francesi, un esempio a noi geograficamente vicino è quello dei Maestri della provincia di Apulia che abbracciava il Mezzogiorno continentale italiano.